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Lo SHAKUHACHI
 
Lo shakuhàchi è un flauto diritto giapponese ricavato da un unico tronco di un particolare tipo di bambu.
Viene costruito in varie dimensioni e intonazioni ma quella più comune ha una lunghezza di 54.5 cm. E' è dotato di 5 fori (4 anteriori e 1 posteriore) privi di chiavi che producono la scala pentatonica tradizionale giapponese, ma anche note intermedie che possono essere ottenute tappando parzialmente i fori con i polpastrelli o variando la forza del fiato.
  
La caratteristica principale dello strumento consiste in una linguetta affilata di osso o avorio (labium) che è inserita all' estremità superiore: è soffiando su di essa che il suonatore fa entrare, a labbra serrate, la colonna d'aria che produce il suono. In questo modo egli ha un controllo molto più diretto e fisico sul suono e può produrre ampie variazioni di timbro e di intonazione modificando la posizione delle labbra e l' inclinazione dello strumento.
Anche nella costruzione dello strumento vediamo quindi il frutto di una ricerca estetica tipicamente orientale: infatti mentre negli strumenti a fiato occidentali complessi sistemi di chiavi garantiscono l'omogeneità del timbro e la costanza dell'intonazione, la semplicità costruttiva dello shakuhachi lascia all' abilità personale dell'esecutore la libertà di intervento nel produrre quelle variazioni di colore e di altezza del suono che costituiscono il fascino della musica per questo strumento. È tuttavia doveroso notare come la "semplicità" costruttiva dello shakuhachi sia soltanto apparente: la scelta della forma e delle dimensioni del tronco di bambù (diametro, curvatura, strombatura, disposizione dei nodi) e la sua successiva lavorazione (posizione e dimensione dei fori; sagomatura, levigatura e laccatura della superficie interna) sono operazioni di altissimo artigianato che richiedono grande esperienza.
 
Strumenti simili allo shakuhachi sono stati introdotti in epoche diverse dalla Cina in Giappone, dove sono stati successivamente modificati. Lo strumento odierno deriva direttamente dal tipo di shakuhachi che era in uso tra i monaci della scuola Fuke, una scuola di buddhismo zen sorta in Giappone in epoca medioevale forse già a partire dal XIII secolo. Per i monaci Fuke suonare lo shakuhachi non era un' attività ricreativa ma una forma di meditazione, grazie allo stretto legame esistente tra l'esercizio di suonare il flauto e la meditazione: è nota infatti l' importanza delle tecniche di respirazione e di "centratura sul Qi" nella pratica di meditazione zen.
 
Uno dei principali interpreti di questo strumento è il giapponese Tajima Tadashi che ha realizzato anche uno studio su come realizzare uno strumento economico ma in tutto e per tutto funzionante: lui ritiene infatti non sia per nulla saggio spendere cifre impegnative per uno strumento professionale quando non si è ancora in grado di suonarlo e consiglia, quindi, a chi vuole accostarvisi, di realizzarne uno molto economico, musicalmente stabile e molto resistente agli urti, e solo successivamente passare ad uno strumento professionale.

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